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Di: Filippo Bergamin

Capita sempre più spesso di sentire frasi come: “non accetto la carta di credito perché non voglio dare soldi alle banche” oppure “ogni transazione digitale è un regalo ai giganti finanziari” o, ancora, “i contanti sono gratis, le carte le pago”.

In periodo di campagna elettorale, l’on. Giorgia Meloni, in un video pubblicato sulle proprie pagine social  promuove l’annullamento del limite all’utilizzo del contante giustificando la posizione con motivazioni quali: “il limite al contante blocca l’economia” o “il limite al contante è un favore alle banche”

Inutile dire che questo senso comune di avversità nei confronti degli istituti di pagamento non fa che frenare la digitalizzazione finanziaria del nostro Paese, un’evoluzione che potenzialmente può giovare alla crescita economica e, allo stesso tempo, elevare il grado di benessere dei cittadini.

Partiamo da una domanda: le transazioni digitali arricchiscono i grandi operatori finanziari? Assolutamente SI! Stanno offrendo un servizio ai commercianti e per tale deve essere corrisposto un compenso, esattamente come si è soliti pagare, per esempio, un fornitore di energia elettrica o gas.

Vedendo la questione dal lato dei commercianti, qualcuno dirà: “eh ma l’energia elettrica mi serve, per i pagamenti mi basta il contante, che è gratis”, proviamo allora a sfatare questo primo mito:

Il contante costa, e parecchio. Uno studio di Banca d’Italia afferma che in media una transazione in contanti costa ai commercianti il 2% a transazione. Sebbene risulti un costo non percepito direttamente, ci sono alcune voci che risultano molto chiare, come ad esempio quella del costo del personale per il loro tempo perso nei conteggi manuali a fine giornata, il tempo per prelievi o il tempo per le code infinite finalizzate al versamento. Un’altra voce fondamentale è quella del rischio, e senza dubbio la movimentazione del contante espone il negoziante a perdite ingenti per furti o smarrimenti. L’ultimo costo è sicuramente il più pesante, ed è il costo opportunità. Non accettare pagamenti digitali significa perdere opportunità di business per due principali motivi:

  1. Clienti internazionali: ogni anno turisti provenienti dai paesi nordici o dall’estremo Oriente (noti per le loro massive inclinazioni digitali) affollano le nostre coste e le grandi città italiane. Costoro, spesso, del contante ne hanno solamente sentito parlare, figuriamoci se iniziano ad usarlo in valute o paesi differenti dal proprio. Equivalgono quindi a clienti persi, se non gli viene presentato un sistema digitale di pagamento. E’ un trend inarrestabile, se non lo state percependo adesso, quando lo farete sarà troppo tardi.
  2. Nativi digitali: proporre soluzioni digitali non è solo “cool”, è una potenziale leva di marketing, non solo per i vantaggi nativi della soluzione, ma per tutte le community che questi operatori hanno saputo costruirsi e le cui app sono sempre a portata di smartphone.

Passiamo ora al secondo luogo comune da ribaltare: a gestire i pagamenti sono solo le banche. Sbagliato. operatori indipendenti, infatti, offrono soluzioni fondate su tecnologie all’avanguardia che aiuterebbero i merchant a gestire pagamenti a commissioni estremamente più basse del 2% discusso in precedenza. Alle banche il merito di essere state le prime a portare le transazioni digitali nei negozi, ora però è necessaria una maggiore diffusione delle fintech o di quelli che legalmente vengono definiti “istituti di pagamento”, garanti di soluzioni qualitativamente ed economicamente vantaggiose per tutti gli interessati (commercianti e consumatori). Tecnologie come il peer-to-peer o la blockchain aiuteranno in un futuro molto prossimo a digitalizzare il mondo finanziario anche in Italia, iniziamo però con delle informazioni corrette a commercianti e consumatori.

In un’ottica meno commerciale e più sociale, sempre la Banca d’Italia ha calcolato che la movimentazione del contante è calcolata avere un costo per lo stato pari a 10 miliardi di Euro annui (senza contare i 270 miliardi di euro annui derivanti dall’evasione fiscale, operata ovviamente tramite contanti). I pagamenti digitali quindi fanno crescere le aziende, ne migliorano i processi, le rendono più sicure, creano posti di lavoro e azzerano l’evasione fiscale, serve altro per iniziare a digitalizzare?