Pilastro immancabile quando si parla di digital transformation, l’Intelligenza Artificiale (AI) sta dipingendo uno scenario dai colori molto netti e vede, per i prossimi venti anni, una presenza sempre più preponderante di piattaforme molto sofisticate, basate su big data e machine learning. L’AI è destinata a essere ovunque, fuori e dentro le azioni quotidiane, nella maggior parte dei casi senza che ci si renda conto della sua presenza. È e sarà sempre più integrata nei sistemi di pagamento elettronico, nella relazione e nella comunicazione tra aziende e consumatori, nelle automobili e anche tra le mura domestiche.

Foto di Waffal Admin

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Di pari passo crescono anche gli investimenti, come certifica l’organizzazione non profit belga Sirris , che ha realizzato uno studio sulle operazioni di scaleup (cioè la fase di espansione delle start-up) e sugli investimenti in Europa in ambito AI nel corso del 2016.

L’organizzazione belga fondata nel 1949 da AgoriaFederation of the Technological Industry, che aiuta le società a focalizzarsi sui mercati e ad adottare le tecnologie che facilitano il raggiungimento degli obiettivi e delle strategie, ha quantificato in quasi 2 miliardi di euro (1,8 per la precisione) gli investimenti in 22 Paesi europe

per un totale di 306 accordi.

Nella classifica della raccolta per Stato, la Gran Bretagna è al primo posto con 581 milioni di euro, al secondo posto la Francia con 278 milioni e, al terzo, la Germania con 187 milioni di euro.

L’Italia è in penultima posizione con i suoi 17 milioni di euro investiti nel 2016. Situazione che si rispecchia anche nell’analisi del numero di accordi dove gli stessi 3 Paesi guidano la classifica rispettivamente con 91, 53 e 36 accordi. In questo caso, l’Italia “scala” la classifica e si trova in dodicesima posizione con 7 accordi siglati.

I capitali raccolti per industry mostrano uno spaccato interessante dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale: l’Adtech è al primo posto con 442 milioni di euro, seguito dal Fintech con 310 milioni e dalla Business Intelligence con 181 milioni. L’ecommerce non sembra ancora sfruttare appieno le potenzialità dell’AI e raccoglie 39 milioni di euro.

Foto Ricerca Storica Creative Commons

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Le città con il maggior numero di operazioni concluse sono Londra, Parigi e Berlino, poco diversa l’analisi dei capitali raccolti nelle singole città che cambia solo al terzo posto quando Berlino scivola in quinta posizione e cede il passo a Dublino e a Cambridge.

Tra gli investitori più attivi Sirris non rileva venture italiani specializzati in AI: al primo posto si piazza il francese Kima Ventures, seguito dal tedesco IBB e dallo statunitense Salesforce Venture.

Nell’analisi del genere, Sirris rileva che solo il 10% di founder e CEO delle start-up nel mondo dell’Intelligenza Artificiale e della Data Analytics sono donne.

Intanto, però nel mondo dei venture capitalist si affaccia un nuovo progetto dedicato all’IA: è quel Gradient Ventures lanciato nelle scorse settimane da Google, che si pone l’obiettivo di affiancare le nuove imprese, non solo con finanziamenti ma anche con l’esperienza e la conoscenza dei suoi specialisti per aiutare le start-up a lanciare le loro idee sul mercato.